Cesare Bossaglia: un genio poliedrico

Cesare Bossaglia: un genio poliedrico

Il progettista lombardo ha saputo spaziare dalle due alle quattro ruote, firmando
motori in grado di segnare un’epoca come all’Alfa Romeo

2025.02.05 ( Aggiornata il 2025.02.05 10:07 )

Cesare Bossaglia: la carriera


La carriera lavorativa di questo grande tecnico pavese iniziò a Stradella presso la Ardito, fondata nel 1950 dal famoso Pietro Trespidi dopo che aveva lasciato la Alpino: lì si dedicò allo sviluppo dei modelli preesistenti e tracciò anche i disegni di un nuovo motore di 175 cc, non entrato in produzione. Nel 1954 Bossaglia cominciò a lavorare per la Nassetti, azienda con sede e uffici a Milano ma con il principale stabilimento di produzione a San Pellegrino, in provincia di Bergamo. Qui il suo progetto più significativo fu indubbiamente quello dell’unico modello quattro tempi prodotto dall’azienda, il Sery, proposto in due versioni, che erogavano rispettivamente 2 e 2,4 cavalli. Il motore, che aveva un alesaggio di 38 mm e una corsa di 44 mm, era dotato di un cilindro in ghisa e aveva la lubrificazione a sbattimento. La distribuzione era ad aste e bilancieri con due valvole inclinate tra loro di 80°. La frizione monodisco era calettata direttamente sull’estremità dell’albero a gomito e la trasmissione primaria era a ingranaggi. Il cambio a tre marce era del tipo a crociera scorrevole.

Nel 1957 Bossaglia passò alla Parilla come capo dell’ufficio tecnico, nel quale lavoravano validi disegnatori come Malter e Villani. Presso la Casa milanese si occupò inizialmente dello sviluppo della versione da competizione della 175 a camma rialzata. Nacque così la MSDS (Motociclo Sport Derivato dalla Serie), erogante 14,5 CV a 8200 giri/min, che si impose nella sua classe nel durissimo Motogiro del 1957.

La permanenza di Bossaglia presso l’azienda è particolarmente ricordata per un modello innovativo, di impostazione economica e con la meccanica completamente celata alla vista: si tratta della Slughi di 100 cc con distribuzione ad aste e bilancieri e valvole parallele. Il motore a cilindro orizzontale (in ghisa) aveva un alesaggio di 52 mm e una corsa di 46 mm ed erogava 6,5 CV a 7000 giri/ min. Il consumo era estremamente ridotto, come si conviene a un modello utilitario, al punto che la Casa parlava addirittura di 50 km/litro. Tra le caratteristiche del motore spiccavano l’albero a gomito in due parti (il perno di manovella era integrale con uno dei volantini) e la biella in un sol pezzo, che alla testa lavorava su una bronzina anulare. L’albero a camme era piazzato nella parte inferiore del basamento ed era mosso da una coppia di ingranaggi. Il cambio a quattro marce, che riceveva il moto da una trasmissione primaria a ingranaggi, era del tipo in cascata, con manicotti scorrevoli. La lubrificazione era a carter umido con pompa a ingranaggi. Dal modello base ne derivarono altri, tanto “nudi”, con la meccanica in bella vista, quanto con motore due tempi. Il telaio era costituito da una struttura in lamiera stampata, debitamente scatolata.

A Bossaglia si deve anche una straordinaria Parilla 125 due tempi da Gran Premio con aspirazione a disco rotante. Si trattava della prima moto italiana (1960) a impiegare questa soluzione, a dimostrazione della grande attenzione che questo progettista dedicava all’avanzamento della tecnica. Era dotata di un monocilindrico orizzontale con misure caratteristiche quadre (54 x 54 mm), realizzato in base ai più avanzati orientamenti in campo duetempistico. Dopo aver lasciato la Parilla, che ormai si trovava in serie difficoltà finanziarie, Bossaglia divenne un autentico riferimento nel campo dei motori da kart. I primi li realizzò ancora per la Casa milanese (è sempre rimasto in rapporti di amicizia con Giovanni Parrilla) ma in seguito ne fece molti altri: particolarmente famosi quelli realizzati per la Komet negli anni Sessanta. A lui è dovuto anche un libro che semplicemente ha fatto epoca e sul quale si sono formate generazioni di appassionati: non per nulla è stato anche tradotto in inglese, riscuotendo grande successo pure all’estero. Si tratta del famoso “Il motore a due tempi di alte prestazioni”, con numerose illustrazioni (disegni tracciati da Ugo Malter), pubblicato nel 1968.

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