Merito del titolo Prestige di Lupino e il debutto mondiale con Cairoli. La strada per il futuro è tracciata: l’avventura in MXGP con Seewer e Guadagnini
Come nella produzione delle moto da strada, anche nel Fuoristrada la Ducati ha scelto le corse come elemento fondamentale di identità del marchio. L’esordio agonistico nel Motocross (anche se a essere pignoli, una Ducati gareggiò nell’italiano Senior 125 nel 1977 e 1978, derivata dalla Ducati 125 Regolarità, ma soltanto nel 1978 raccolse 16 punti, undicesima in campionato, con Italo Forni, due volte campione italiano) è stato a Mantova nella prima prova dell’italiano Prestige e per la Rossa è stato subito un successo: Lupino con la Desmo 450 MX al sabato nella qualifica ha firmato il miglior tempo della Open, poi la domenica ha scritto una pagina di storia vincendo Gara 1. Ottenendo il primo podio assoluto, a conferma che la Ducati da Cross è nata bene, con il lavoro dei tecnici nella direzione giusta.
Una direzione confermata nelle tappe successive, a Cingoli, Montevarchi e soprattutto Ponte a Egola, dove il team rosso è stato schierato al completo con Lupino e Cairoli. Per il siciliano è stato il ritorno alle gare dopo il “ritiro” di fine 2021 (nel mezzo ha corso una gara-evento a Keiheuvel-Balen, ad agosto 2023 con la KTM 250, vincendo davanti a Rick Elzinga e Liam Everts) e tra i ducatisti è stata battaglia. Cairoli ha vinto Gara 1 davanti a Lupino, nella seconda manche le posizioni si sono invertite. A Tony il ritorno dietro al cancelletto non è dispiaciuto, e si è sentito pronto per diventare il primo pilota in sella alla Ducati nel mondiale Motocross. Il Gran Premio è stato quello di Arnhem, Olanda, pista nel calendario iridato soltanto dall’anno scorso, quindi sconosciuta per Cairoli. Il quale, tre anni dopo l’ultima stagione nel Mondiale (impreziosita dalla vittoria al Cross delle Nazioni a Mantova) è tornato al via iridato a quasi 39 anni: 12° tempo nelle libere, 14° nelle cronometrate, nella manche di qualifica è stato settimo.
In Gara 1 ha chiuso 15°, in Gara 2 è risalito fino al nono posto quando è stato costretto a tornare ai box, avvertendo qualcosa di strano alla ruota posteriore (forse soltanto un’anomala usura della trasmissione secondaria). L’esordio iridato su una pista “terribile” è stato senza dubbio positivo anche per i riscontri utili allo sviluppo della moto. Uno sviluppo proseguito nell’italiano Prestige, con Lupino capace di prendere il largo con il primo e secondo posto di Castiglione del Lago. Anche per il laziale c’è stato il ritorno al Mondiale, nell’ultima prova a Cozar, in Spagna, a fine settembre: sesto nelle libere, decimo nelle cronometrate, in Gara 1 è stato a lungo ottavo chiudendo 12°. Stessa posizione del momento del ritiro in Gara 2, a causa del radiatore danneggiato da una sassata.
Una parziale battuta d’arresto che ha preceduto un’altra giornata storica, ad Arco di Trento, dove l’ultima prova del Prestige ha laureato Lupino e la Ducati campioni. Alessandro doveva soltanto difendersi: sono bastati un quarto e un terzo posto per il primo titolo Ducati nel Motocross, all’esordio nella specialità. Lupino, al nono titolo italiano, ha riservato il primo abbraccio a Davide Berni, capo del progetto MX, poi Ciabatti e la squadra…
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